Over the Rainbow in St. Louis

Strano, ma la strada scorre meglio se inizi la giornata con una buona colazione. E noi lo facciamo nel migliore dei modi da Sugar Jar Bakery, a Springfield.

Sabrina Martindale è chef pasticciere, nonché proprietaria, del negozio. È giovane, profuma di vaniglia come una bambola ed è talmente timida da nascondersi in cucina per quasi tutto il tempo, ma i dolci che sforna parlano per lei. Noi in preda ad una completa estasi culinaria (e poi glicemica) li assaggiamo tutti.image
La Route ci chiama e noi ripartiamo.
A Staunton ci fermiamo a parlare con due ragazzi che stanno facendo la Route in sella ad alla loro moto, e ad ammirare grassi conigli ammaestrati all’Harry’s Rabbit Ranch. Chiaramente quella che chiacchiera con i centauri sono solo io, i miei uomini fanno spallucce e li liquidano con superiorità a suon di “è veramente una pessima idea quella della moto, sì… sì, troppo costosa, quando piove poi che fai? pensa alle emorroidi…” Boh, io invece mi ci sarei fermata volentieri a tazzare qualche boccale di birra con quei due, ma tanto per gradire eh.
Lasciata la vecchia pompa di benzina ai suoi ciclopici conigli, tra fattorie e campi di mais entriamo in Missouri alla ricerca del vecchio Chains of Rock Bridge, ponte ora non più percorribile in auto ma su cui puoi fare due passi e sentirti come uno dei bambini di Stand By Me.
Arriviamo finalmente in città. Anche St. Louis ti lascia in bocca il sapore tagliente del metallo. Il centro non regala nulla di particolare ai miei ricordi, se non il monumento simbolo della città, il Gatway Arch. Enorme arco conficcato nel terreno a rappresentare come la città sia considerata la porta l’ingresso del West. Alle spalle il Mississippi che gli fa da sfondo con le note blues delle orchestrine dei barconi. Con un’angusta supposta in ferro saliamo fino in cima al monumento per guardare la città dall’alto, filtrata da microscopici oblò che superano nuvole e mal tempo.
Mi aspettavo qualcosa di più dalla metropoli dove hanno inventato il cono gelato e l’hot dog.
Al Bush Stadium giocano i St. Louis Cardinals, la locale squadra di baseball. Scopriamo che sono pure forti. La mascotte è l’uccellino cardinale e tutta la popolazione si colora di rosso. Pensiamo per un attimo di entrare anche noi, ma quando la tipa all’ingresso ci dice che la partita dura giusto quelle modiche 3/4 ore… fuggiamo.
Breve inciso. Tutti i luoghi comuni sull’America sono veri. Non è facile trovare posti che combacino perfettamente con il proprio stereotipo. Per esempio in Sardegna non c’è più il pastore con la lupara o a Napoli il ragazzo col mandolino a cantare funiculì funiculà. Invece in America, ad una partita di baseball, trovi proprio quello che ti aspetti: ciccioni che bevono birra ruttando e poi si accartocciano la lattina in fronte, tifosi sfegatati con giganti mani di spugna, bionde dalle tette rifatte che servono snack.image
Ripartiamo sotto un cielo chiuso, mentre la pioggia diventa temporale. Anche la strada cambia. Ora ci sono boschi e fiumi.
Ci fermiamo a dormire nell’unico motel che troviamo. La bettola non brilla certo in pulizia. Il wc è una proverbiale citazione di Trainspotting. Ma non mi sembra il caso di farlo pesare.

 

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