A casa dei Simpson in Illinois

Passa la prima notte. Le molle del materasso dell’ostello di Chicago sono ancora ben impresse sulla mia schiena, quando decidiamo di partire.

L’asfalto scivola duro mentre il suv corre inseguendo le piantagioni di mais.
In questa prima parte, la Route 66 è una strada di campagna lunghissima che come una vecchia collana infila una dietro l’altra cittadine della provincia americana.
Joliet è la città dei Blues Brothers e la prima dove ci fermiamo. La troviamo poco dopo Romeoville: vedi tu quanto sono romantici questi americani…
Al Route 66 Welcome Center ci fermiamo al negozietto di souvenir giusto il tempo per comprare una soda, risparmiando i soldi del Museo per qualcosa di più interessante. Proseguiamo verso Dwight. Foto di rito alla Becker Texano Station, pompa di benzina del 1933 dove i miei compagni ne approfittano per sbavare dietro la ragazza del chiosco di bibite ed estorcerle una foto.
Sono uomini. Io li lascerei qui. Tanto come si vive senza macchina, si vive pure senza uomini, ma questo nessuno te lo insegna perché poi crollerebbe tutto il castello di carte su cui si fonda l’universo.
Mi consolo mangiando proprio di fronte, in una tipica tavola calda, la Route 66 Old Family. Economica, generosa in crackers e veloce. Quindi consigliata.
Partiamo per Pontiac dove non puoi esimerti dalla Hall of Fame & Museum. Non sto scherzando. C’è il Sindaco – Bob – che ti aspetta per darti la mano e farsi una foto con te di fronte al Murales dedicato ai drivers della vecchia 66.image
Dopo aver spuntato dalla lista di cose da fare anche le foto sotto il Gemini Giant e Tall Paul, puntiamo dritti verso Springfield. La città dei Simpson.image
Appena arrivati, finiamo ad una rievocazione storica sul Memorial di Lincoln. Uomini in uniforme ottocentesca con tanto di baionette e donne con cuffietta & vestito a campana. Il trombettista del reggimento mi suona “O sole mio” in onore della mia provenienza. Io faccio finta di non pensare ai doppi sensi e mi godo con gli altri lo spettacolo.
Ceniamo all’ombra della centrale nucleare di Springfield a “La fiesta”: ristorante messicano dalle porzioni giganti, la solita acqua gratis e Margaritas in offerta a un dollaro. È l’acqua si trasforma magicamente in Margaritas per tutti: un miracolo degno di un profeta.
Ma anche la scelta del rifugio per la notte ha un suo perché. Dormiamo in un motel feticcio della Route, tale Route 66 Hotel and Conference Centre. Macchine d’epoca con gangster manichini, pareti tappezzate di targhe e pseudo vip in vacanza. Ma grazie ai Margaritas – tre per essere esatti – ignoro dove mi trovo o come mi chiamo e sono quasi convinta che Homer mi stia aspettando da Boe (che in America in realtà è Moe). Perché ok di Springfield ce n’è sono altre 70 in USA, ma lasciatemi pensare che i Simpson abitino proprio qua. C’è pure la centrale nucleare!
Ore 5.00 a.m. Scrivo e faccio colazione con la Pepsi. L’ulcera, la mia nuova compagna di viaggio.image

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